
In natura
Ieri (o meglio qualche mese fa, ma l’aggiornamento del blog mentivo è in differita, tipo la differita tra pensare una cosa e metterla in pratica) ho scritto sul Myspace degli Sdemoika. Mi dicevano che abbiamo stili differenti. Ho ribattuto che ascoltavo punk et consimili, ma ho smesso perché non trovo più un gruppo genuino che parli di cose che accadono realmente. I musicisti hanno smesso di farsi cantori della rivoluzione, hanno smesso di parlare di realtà. Salvo spiagnucolare perché nessuno li ascolta o paga.
Traduco alla buona questa cosa trovata in rete (Rhodri Marsden ne è l’autore). Parla di sfighe musicali, di mercato, ma soprattutto di perché si suona. Non si suona per vendere mp3 è la risposta.
“Il mio ultimo concerto è stato nel 1991. Eravamo i supporter dei 14 iced Bears, e se non avete mai sentito nominare i 14 iced bars, dovreste poter capire quanto monumentalmente insignificanti fossimo noi.
Una cosa ricordo bene: il nostro chitarrista con le copie dei nostri cd in mano che seguiva le persone a fine concerto urlando: ” per favore, comprate i nostri cd, P-E-R F-A-V-O-R-E comprate i nostri cd”. La scena era talmente patetica da avere un suo valore di commedia. Avremmo avuto bisogno di distribuzione, ma nessuno ci distribuiva, come sconosciuti, perché dicevano che non avevamo pubblicità. Ma nessuno ci faceva pubblicità, perché nessuno ci distribuiva. Non è che le cose vadano molto meglio ora, nel 2008. Possiamo sbandierare i nostri 2379 amici su myspace, alcuni dei quali hanno postato un incoraggiante “thnx 4 the add”, ma nessuno di loro è preparato a tirare fuori uno spiccio dalle tasche o dal proprio Paypal per il nostro solito sbatterci. Affrontiamo la cosa: sono “Amici”, ma nessuno di loro è un nostro fans. Può parlare quanto vuole Jonathan Coulton, citato spesso come uno dei re dei musicista “Fai da te”, che ha passato gli ultimi 18 mesi spedendo per 6-8 ore al giorno auguri di compleanno a pre-adolescenti del Wisconsin, credendo di fare del vigoroso social-network e sperando di avere i loro soldi in cambio. Personalmente, credo che non ci sia niente di più noioso e avvilente per l’anima di un musicista. Come è avvilente ascoltare o leggere delle storie e i miti di google adwords, mirabolanti video su youtube, ecc. ecc.
Preferisco ascoltare le storie di chi ha rimediato un concerto in uno stabile a parigi malmesso, sofferto di un elettroshock a causa dell’impianto tramite l’asta del microfono, essersene uscito dallo stabile tra le urla della gente, avere urtato con la testa lo sportello del furgone, mentre il promoter scappava col mixer sottomano imprecando contro la società di noleggio dell’impianto, e in quel momento aver capito che ogni possibilità di essere pagati era svanita, aver incrociato lo sguardo attonito degli altri del gruppo e aver incominciato a piangere. Queste sono le storie che mi piacerebbe rccontare di me come musicista, e francamente queste sono le storie che mi piacerebbe ascoltare da altri! La più grande funzione della musica, da sempre, non è la sua capacità di fare soldi, ma di unire la gente. Vero è che senza riuscire a tirarne fuori i soldi, è un hobby molto costoso, ma unisce la gente con un potere e un fascino unico.
E comunque, perché inseguire malamente i soldi, se poi tutte le band che ci sono arrivate ne sono state inevitabilmente rovinate? Molti generi sono alimentati da gente che non può permetterselo, ma continua incessantemente a farlo, e quelli ossessionati dal far soldi stanno perdendo del tutto l’occasione di far parte del lato più buono della cosa.
Una strisciante povertà è ciò che spinge avanti la musica. Funziona solo se sei al verde. Non ti sentirai mai tanto vivo come al momento che avrai esaurito tutto il credito per imbarcare il tuo gruppo nel traghetto per una data inaspettata a Antwerp. Seriamente. E’ come le biografie delle band. La cosa più interessante sono gli inizi, capisci, l’orrore, i concerti del cazzo per poca gente, sul punto in cui l’insensatezza del tutto sta per seppellire il gruppo.
Il momento in cui arriva il lusso smetto di leggere sempre. Perché la passione è sparita, da quel punto in avanti.
Quindi, potesse sentirmi qualcuno, io direi di non preoccuparsi di internet, della pirateria, di vendere copie. Mettete tutta la musica online gratis, cedete gratis le vostre composizioni, e dite alla gente che sono lì. Magari, qualcuno prenderà un vostro pezzo e lo metterà nel suo blog. Non vi arrabbiate, invece che lamentarvi per aver perso 20 dollari con 20 download gratuiti, siate contenti di avere 20 ascoltatori. Concepisci la tua musica per essere usata, piuttosto che venduta. E soprattutto dedicati al resto che avviene in una band: scrivere, provare, esibirsi, stabilire relazioni con le altre band, girare in pulmini, farsi fare incredibili pompini. Perché seriamente, è molto più divertente un pompino dopo un concerto che aver venduto un mp3. E ricorda, solo perché la tua musica non produce denaro, certamente non significa che non abbia valore.